TRA FARSA E BARZELLETTE
A livello di farsa e barzellette non ci batte nessuno, siamo e rimaniamo al primo posto nel mondo, non è gran cosa, ma in tempi di austerità bisogna pur accontentarsi. E’ ricominciata la grande comica che ha caratterizzato l’epoca del Governo Berlusconi e il periodo in cui è scoppiata la crisi. Tutti chiedono tutto : il problema degli esodati va risolto subito, il dramma di chi si toglie la vita per debiti non può essere più tollerato, i soldi ci sono e bisogna tirarli fuori, la sola politica di pareggio del Bilancio non basta, ora bisogna varare la politica per la crescita, l’aumento del’Iva affosserebbe le poche imprese rimaste in piedi e la recessione si acuirebbe subito, la manovra sull’IMU va rivisitata e corretta ( riportandola ai livelli ante). E chi può non essere d’accordo su queste sacrosante rivendicazioni? Se potessimo promuovere un referendum raggiungeremmo il 98% di consensi, praticamente l’unanimità. I proclami su quelle rivendicazioni non le ha pronunciate (come direbbe Umberto Eco) lo scemo del villaggio, che ha smesso di fare il sindaco del paese. Le hanno pronunciate buona parte degli esponenti politici che sorreggono Monti, i Sindacati, gli industriali, i capi partiti e i capi popolo, insomma tutti. E chi può non essere d’accordo e continuare a dare loro fiducia? Nessuno. Solo che a quelle sacrosante rivendicazioni manca un piccolo dettaglio (che evidentemente Monti conosce meglio di ogni altro) Manca l’indicazione di dove trovare le risorse per avviare le politiche di sviluppo o crescita che voglia chiamarsi, mancano le risorse per rimettere in piedi la ristrutturazione di quasi tutti i comparti statali, che non si realizza tagliando ancora posti di lavoro in modo indiscriminato ( con tutte le conseguenze che ne derivano), piuttosto bisognerebbe eliminare i saccheggi di tutti gli affaristi che vi girano intorno portati per mano dai politici di tutti i colori. Mancano le risorse per i disabili, per la scuola, la giustizia, previa opportuna bonifica. Ma, soprattutto, in assenza di nuovi flussi in entrata e le rivendicazioni di correggere l’IMU, non aumentare l’IVA, men che mai la benzina, etc, etc, verrà definitivamente a mancare l’unica illusione che era creata su un castello di sabbia e cioè il miglioramento dell’equilibrio del Bilancio dello Stato. Se da una parte si chiedono riduzioni delle imposizioni e dall’altra si sollecitano le sacrosante rivendicazioni dei diseredati, dei disoccupati, dei meno abbienti, pare del tutto evidente anche ad un cieco o a sordomuto che l’equilibrio non potrà mai reggere. Specie dopo che arriverà tra non molto un altro pronunciamento delle società di rating. Allora, non c’è soluzione? La soluzione c’è e la conoscono tutti, anche perché la sto predicando ai sette venti da oltre 5 anni e, visti i risultati, nessuno può affermare che mi sia sbagliato di una sola virgola sia 5 anni fa quando ho pubblicato l’opuscolo “Perché urge la Patrimoniale “ e sia all’inizio dello scoppio della crisi attraverso il mio BLOG. Ci vorrebbe solo un po’ di coraggio : da parte del Premier Monti e dei suoi ministri che dovrebbero sfidare gli interessi della casta alla quale pure loro appartengono e sia da parte di alcuni esponenti politici cosiddetti di sinistra che reggono il Governo e anche da parte dei leader sindacali. Chi regge le sorti dell’attuale Governo dovrebbe porre una sola discriminante : O assieme all’IMU (da rivedere) si vara anche un’imposta sui grandi Patrimoni o per noi diventa impossibile continuare a sorreggervi. I Leaders sindacali non possono proclamare uno sciopero generale per i disoccupati o i cassintegrati o i giovani. Lo sciopero generale va proclamato per un solo obiettivo : il varo della Patrimoniale se si vuole salvare il Paese, Diversamente c’è sullo sfondo lo spettro della Grecia e il successivo tentativo di incaricare per la formazione del Governo l’emergente Bepp. Che al Capo dello Stato non è per nulla simpatico.
http://xoomer.alice.it/studiocalvano/perche_urge_LA_PATRIMONIALE.pdf
http://www.studiofrancescocalvano.com/ Leggi 0 Commenti... >>
I MASSMEDIA DI FRONTE ALLA CRISI GLOBALE E ALLA POLITICA SUICIDA DEL GOVERNO MONTI
Una delle peculiarità, da me più volte rilevata, riguarda il ruolo della stampa in genere che non riesce ad approfondire, e quindi a chiarire sufficientemente, problematiche rilevanti e decisive per le sorti del Paese, divenendo così , consapevolmente o meno, fiancheggiatrice sostanziale dei vari governi che si succedono alla guida dello stesso Paese. Ciò capita, purtroppo, con tutte le testate del cartaceo e con quelle televisive, che hanno ben altro impatto ed efficacia sull’opinione pubblica. E capita anche con testate e trasmissioni che non sono sempre allineate con i governi in carica e con i partiti che li sostengono, come, tanto per fare qualche esempio , le trasmissioni condotte da Santoro, Ballarò, Linea Notte del tg 3, ½ ORA di Lucia Annunziata etc etc. Giovedì sera ho seguito” Servizio Pubblico” di Santoro, che come sempre ha proposto avvenimenti e situazioni anche altamente drammatici, che colpiscono , suscitano forti emozioni, ma che purtroppo non hanno alcuna capacità, poi, di determinare un qualsiasi cambiamento di rotta delle politiche governative, di coagulare il malcontento , la protesta, il malessere diffuso, perché manca una sintesi finale, manca l’analisi di ciò che succede nel resto del mondo. L’Italia soffre essenzialmente di due mali che stanno diventando incurabili. Uno è specificamente indigeno ed è l’entità straordinariamente fuori misura del Debito Pubblico, che assorbe interamente quella parte di tassazione più tutte le manovre straordinarie, tipo la stangata di Monti, che sarebbero diversamente destinate a sviluppo e crescita. L’altro male, è di carattere esterno, che ha contagiato quasi tutti i paesi del globo, ma in particolare quelli considerati sviluppati, e, come tale, è molto più difficile da affrontare e risolvere, tant’è che in Italia si vorrebbe tentare di risolverlo adottando misure che vanno in senso diametralmente opposto e quindi finiscono con il creare un fossato incolmabile. L’evento che ha sconvolto il mondo è rappresentato dall’avvento della tecnologia e dell’informatica applicate diffusamente su scala mondiale e che determinano continua espulsione di manodopera e di lavoratori dal mondo produttivo e che hanno creato fino al 1995 più di 800 milioni di disoccupati e il numero è destinato a salire di continuo, come la nostra Italia dimostra. Il libro di Jeremy Rifkin su “La fine del lavoro” documenta drammaticamente questa terribile realtà. Un libro del 1995, prezioso per sopravvivere “dovrebbe diventare il centro di un dibattito profondo e duraturo in tutti i paesi…un’indispensabile introduzione ad un problema con il quale saremo costretti a convivere per tutto il resto della nostra vita, e per quella dei nostri figli.” Così l’economista americano Robert L. Heillbroner presenta, in controcopertina, il libro di Jeremy Rifkin. Non è un romanzo o una opinione, è un documento. Ma, allora, non è il caso di chiedersi, di fronte alla recensione di Heillbroner che cosa rappresenti la pretesa Riforma del ministro Fornero di fronte a questi scenari mondiali, da cui dimostra di essere lontana anni luce? La fine del lavoro, per la posizione centrale che esso rappresenta nel processo produttivo, in quanto assicura il motore con cui gira lo stesso processo e consente il ritorno delle risorse al Produttore, pena la sparizione di quest’ultimo e dell’intera catena, può essere tollerata? O, molto peggio, si può pensare per un solo attimo che la Fornero aggiusti tutto con l’art. 18? Siamo su pianeti diversi! Ma, a questo punto, siamo lontani moltissimo anche rispetto al ruolo e all’impostazione che la stampa e la TV stanno dedicando all’argomento. Quanto è distante la nostra stampa da quel “centro di un dibattito profondo e duraturo sul problema con cui saremo costretti a convivere per tutto il resto della nostra vita, e per quella dei nostri figli?” Di fronte a una problematica che investe la vita delle future generazioni, diventa obiettivamente risibile incentrare il dibattito su cosa fa il Ministro Fornero e i sindacati italiani con l’art..18 e, purtroppo, diventa risibile anche la discussione su quante migliaia ne ha licenziati Melchionne, la OMSA e quanti ne licenzierà Fincantieri, dopo che l’hanno svaligiata. Per capire meglio questi concetti, e sempre che vogliamo assicurare la permanenza di figli e nipoti su questo Pianeta, forse è il caso di richiamare la domanda che il Presidente Roosevelt rivolse al Congresso americano circa un secolo fa: : “”Che cosa può guadagnare il Paese dall’incoraggiare gli imprenditori a espandere la capacità produttiva se il reddito della popolazione attiva non aumenta in termini reali, creando mercati che possano assorbire il crescente volume di produzione?””. Forse, ma senza forse, il Governo Monti farebbe bene a prendere qualche insegnamento da un Presidente che la più grande crisi della storia l’ha risolta senza cadere nelle contraddizioni cui lo stesso Governo vorrebbe-spingerci. Il crescItalia , ammesso che fosse varato, cadrebbe nella contraddizione di aumentare produzione e PIL, ma senza risolvere il problema occupazionale, innescherebbe una nuova crisi di sovraproduzione. Se il reddito delle famiglie in termini reali, anziché aumentare, subisce tagli a raffica con misure insensate di prelievi generalizzati nei confronti delle classi meno abbienti senza intaccare, i grandi Patrimoni, con cui sanare o almeno alleggerire il Debito Pubblico, la situazione è destinata a precipitare rapidamente nel baratro sui cui bordi siamo seduti da parecchio in equilibrio precario. Leggi 1 Commenti... >>
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viene riproposto l'articolo di cui sotto che era stato già pubblicato a vantaggio di coloro che volessero approfondire l'argomento sulla sintesi sopra pubblicata. Inoltre coloro che vogliono aderire al gruppo su facebook sono invitati a collegarsi alla pagina con lo stesso titolo dell'articolo.
L’IMU NELLA PATRIMONIALE X SALVARE IL PAESE
Quel che si temeva, si sta già verificando. In molte piazze italiane crescono dissenso, contestazione, risse. Oltre agli spettacoli di Grillo e a quello indecente della Repubblica padana, dove i peones , oltre ad appoggiare lo sciopero fiscale, sono ritornati ad applaudire i ladroni che li hanno depredati. In questo clima, non certo gioioso e promettente, si è inserito lo sfogo del Premier Monti, il quale, rispondendo in modo stizzito a coloro che lo sorreggono, finora, si è detto sdegnato che chi ha governato fino a pochi giorni fa, ora possa inneggiare allo sciopero fiscale o invocare la compensazione tra crediti e debiti verso lo Stato. Le affermazioni del Premier hanno qualche fondamento per alcuni aspetti, ma non sono condivisibile in toto. Di sicuro chi non avrebbe dovuto parlare doveva continuare a tacere, e questo è un aspetto prettamente politico. Ma la questione sollevata non è per nulla errata per diversi motivi: Se un fornitore dello Stato non riscuote ciò che avanza dallo stesso può trovarsi nella obiettiva difficoltà finanziaria di pagare l’Erario e non deve per questo essere vessato da Equitalia, che ad onor del vero ne combina di cotte e di crude. Inoltre, l’istituto della compensazione tra crediti e debiti è disciplinata dal nostro Codice Civile e bisognerebbe spiegare perché non debba potersi esercitare anche nei confronti dello Stato qualora venga provato che il credito è liquido ed esigibile. Quindi potremmo concludere sulla inopportunità politica e dei soggetti che l’hanno sollevata, ma la problematica appare più che logica e condivisibile. Ma ciò che interessa maggiormente dello sfogo di Monti è la frase con cui ha respinto la rivendicazione di coloro che chiedono la cancellazione dell’Imu, allorquando ha affermato, con tono evidentemente provocatorio e ricattatorio, che allora si può pensare ad una Patrimoniale. E qui casca l’asino. Non tanto perché sono più di cinque anni che personalmente l’ho proposta e dimostrata come indispensabile, ma perché oggi, come mai, le ragioni che ho addotto allora sono diventate stringenti e non più rinviabili.
(Scarica l'ebook: Perchè urge la Patrimoniale)
Personalmente sono tra coloro che osteggia fortemente l’IMU e tutto il resto delle misure del Governo Monti, perché, dopo i rincari di tutti generi, l’iva, le accise, balzelli vari, e i tagli alle pensioni, ci sarà molta gente che potrà ritrovarsi nell’obiettiva impossibilità di pagarla. E quindi tenterò di spiegare a tutti di non pagarla e trovare anche una via legale per contestarla. PERO’, se lo stesso Governo, ingloba l’IMU nella Patrimoniale e questa sarà strutturata in modo che i piccoli proprietari paghino quanto dovrebbero per l’IMU e tutti gli altri pagheranno sui Patrimoni secondo il principio della capacità contributiva e osservando il criterio della progressività ( art. 53 Carta Costituzionale), allora e solo allora sarò felice di pagare anch’io, perché un’imposta sui grandi patrimoni e la vendita di una parte non indispensabile di patrimonio pubblico potranno garantire un’entrata tale da poterla prevedere come imposta straordinaria, utilizzarla per ridurre una parte di Debito Pubblico, e destinare il risparmio che si otterrebbe sul costo del debito alla crescita e all’occupazione. Che non ha niente a che vedere con la Riforma Fornero, che deve essere cancellata. Il problema “occupazione” è talmente complesso, nel mondo intero, che la pretesa riforma Fornero è qualcosa di estremamente risibile. Ed allora chiediamo con forza una Patrimoniale che ingloba l’IMU e che consenta di innescare un processo virtuoso per lo sviluppo e l’occupazione, dopo aver approfondito le problematiche di difficile soluzione a livello mondiale su “La fine del Lavoro”, che potrebbe significare la fine di tutto. Leggi 1 Commenti... >>
OLTRE MEZZO SECOLO DI INGANNI E MISTIFICAZIONI Una delle spiegazioni plausibili di come politici e classe dirigente in genere più che mediocri siano riusciti a rimanere a galla, a superare le varie crisi di governo provocate dalla loro incapacità e dalla loro voracità che li ha portati da sempre a saccheggiare la scarsa ricchezza prodotta nel paese, il tirare a campare di andreottiana memoria, è da ricercare nella loro capacità (l’unica posseduta) di ingannare i sudditi su ogni argomento importante e decisivo e creare mistificazioni che battono qualsiasi record di resistenza, a cui fa da contraltare, naturalmente, l’ingenuità, se non vogliamo dire condivisione, da parte delle grandi masse che, per ovvi motivi, non possono seguire le quotidiane vicissitudini dell’azione di governo. E’ da oltre mezzo secolo che su tre o quattro grosse mistificazioni il potere si regge. La prima: il rapporto Nord-Sud. E’ dal 1950 che il potere riesce a far bere agli italiani che il Sud è una zona del Paese che sopravvive grazie agli incentivi di Stato, nonostante annualmente vengano pubblicati i dati sull’ aumento del divario. Poi, nel ’92, è arrivata l’indagine condotta dalla Commissione Bilancio del Senato, presieduta da Andreatta, che ha stabilito che il Mezzogiorno per pareggiare i conti tra intervento ordinario e straordinario avrebbe dovuto ricevere il doppio dei fondi straordinari che ha ricevuto. Ciò nonostante, la favola resiste. Seconda: Si dice che la pressione fiscale è troppo alta perché arriva al 42-43%. Volesse il cielo!!! Nessuno di questi imbonitori mette assieme il prelievo fiscale vero e proprio con quello contributivo, con le accise, i bolli, le registrazioni, i balzelli più fantasiosi, che portano la pressione complessiva a oltre il 60%. Credo che meno dell’1% degli italiani sappia il meccanismo e, quindi, l’incidenza che provoca l’IRAP sulle aziende. L’Irap si calcola su una base imponibile che considera indetraibili i costi che le aziende sopportano per il costo del lavoro e per oneri bancari, inoltre non è detraibile dall’imponile preso a base per le normali imposte. Cioè lo Stato incassa l’IRAP e poi considera questa come reddito. Conclusione: Per il meccanismo perverso, assurdo, incomprensibile , primordiale, da primo medioevo, la tassazione di una azienda può raggiungere l’80, il 90, il 100% e persino superarlo per molte imprese che chiudono in perdita e devono comunque pagare l’IRAP e le altre imposte. Una simile inciviltà non esiste neanche nel quarto mondo. Eppure, continua a proclamarsi che la pressione fiscale è alta perché raggiunge il 42-43%. Non possediamo ancora i dati aggiornati del dopo Monti. terza: Tutti i governi succedutisi, all’atto dell’insediamento, hanno sempre proclamato che le priorità erano appunto la questione meridionale e la riduzione delle tasse sui meno abbienti Mai nulla di tutto questo! Tremonti, che nel ’92 aveva scritto che la giungla normativa a livello fiscale cresceva a un ritmo forsennato, nei suoi lunghi anni di Ministro quella giungla l’ha quasi raddoppiata. In questi giorni, con la irrefrenabile produzione di Monti e compagni, quella giungla è divenuta impenetrabile. Tralasciamo, per carità di patria, il libro dei sogni presentato dal Berlusca nel salotto di Vespa con la creazione di milioni di posti di lavoro e meno tasse per totti. Quante persone, oltre alle ragazze del bunga bunga, hai fatto sognare Cavaliere! Anche nei momenti più bui, quando è arrivata in Italia questa maledetta crisi, hai incoraggiato tutti ad essere ottimisti, a continuare a spendere tutti gli spiccioli, perché il peggio doveva ancora arrivare. Sembra uno scherzo, invece questa favoletta del Cavaliere è la filosofia di fondo con la quale siamo sempre stati presi per il c…o e ne rappresenta una mirabile sintesi! Perché, ora, si è rotto il giocattolo, si chiede l’Annunziata, i politici hanno dovuto cedere lo scettro ai tecnici e ai professori, cresce il fenomeno dell’anti-politica, del dissenso, dell’astensionismo, tutti temono lo show di Beppe Grillo, che rischia di governare l’Italia? La risposta è complessa, ma può sintetizzarsi più o meno così : 1) a causa della crisi è finita anche la pacchia del saccheggio di stato, dopo che gran parte della casta è stata presa con le mani nella marmellata; 2)- la crisi che stiamo vivendo non è come tutte le altre, è più profonda, ha rotto dei meccanismi atavici, è da considerarsi quasi irreversibile, ha ridotto in povertà nera più di un paese e rischia di allargarsi a molti altri, specie se anche i nuovi governanti si ostinano a non capirne l’origine e le ragioni profonde che l’hanno scatenata e quindi adottare le misure necessarie. Nessuno, finora, vuole prendere atto : 1)- che occorre pagare gran parte del debito pubblico creatosi in passato e che quindi occorre scomodare chi quei soldi li ha intascati e si è arricchito, a cominciare dalla Banche, non certo salariati e pensionati; 2)- A livello mondiale, non solo in Italia, si è letteralmente spezzato il circuito che ha consentito nei secoli alle economie di tutto il globo di continuare a funzionare ; il circuito Produzione-Lavoro- salari- acquisti dei prodotti sul mercato e ritorno dei mezzi finanziari alla produzione si è spezzato perché è stata quasi cancellata la componente fondamentale che faceva girare il mondo : il lavoro! Senza lavoro, senza salari, senza mercato, niente ritorno di risorse alla produzione, il circuito non girerà più e anche le imprese spariscono. Questa è la crisi dei nostri giorni. Nei quali però, tanto per non cambiare, assistiamo alla nuova grande, terribile, presa in giro da parte di un Governo di tecnici e di professori, nei quali pure inizialmente si era creduto. Il premier ci ha rassicurati che la crescita partirà nel 2013. Ma con quali risorse Prof. Monti ??? Con le pensioni delle vecchiette e i soldi dei disoccupati e dei precari, senza togliere neanche un milioncino ai grandi patrimoni??? O con l’art. 18?? Sono rammaricato, molto, che l’ennesima, tragica, presa in giro possa venire da una personalità nella quale riponevo un po’ di fiducia in più rispetto ai teatranti del passato prossimo. E che produrrà effetti nefasti e sconvolgenti. Leggi 0 Commenti... >>
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